John Peter Sloan: “Ecco perché gli italiani fanno fatica a imparare l’inglese” People

Abbiamo avuto il piacere di rivedere John Peter Sloan in occasione della presentazione del suo ultimo libro dedicato ai più piccoli, English Da Zero Kids, che si è tenuta a Napoli presso la libreria Mooks. Ho conosciuto John nel 2014, quando mi ha scelto per essere uno degli otto allievi che avrebbe preso  parte al progetto del reality Da Zero, girato a Milano per conto del Corriere della Sera, e uscito a puntate in edicola. Un’esperienza molto divertente, vissuta full immersion, non solo rispetto all’apprendimento dell’inglese, ma anche per la conoscenza profonda di tutto il gruppo di produzione. In particolare, del nostro insegnante: John è una persona senza filtri, diretta, che sa metterti subito a tuo agio grazie all’ironia, la stessa che utilizza nel suo metodo di insegnamento che gli ha fatto vendere migliaia di copie.

John, quindi qual è il motivo per cui gli italiani sono penultimi in classica in Europa per la conoscenza dell’inglese?

Ti rendi conto? Il Paese che è primo nel mondo per creatività, ingegno, stile, è davanti solo al Kazakistan! Il motivo principale è che gli italiani si annoiano. Seguono i corsi come fosse un dovere, perché sanno che gli sarà utile, in modo del tutto razionale. Non si divertono. L’apprendimento invece dovrebbe essere basato su qualcosa di naturale, così come per i bambini che, fino a sette anni, possono imparare senza accorgersene anche quattro lingue.

Qual è la differenza di questo corso rispetto ai precedenti?

Il metodo è basato sul gioco, senza l’assillo di dover imparare meccanicamente. Era un progetto che avevo in testa da tanto tempo, ma volevo che fosse gestito bene: con i più piccoli non puoi sbagliare, altrimenti si porteranno dietro gli errori anche in seguito. Sono stato nell’Europa del Nord per studiare la loro didattica e mi sono reso conto che lì i bambini non vengono caricati di compiti, ma continuano a guardare in inglese anche la tv, ad ascoltare le canzoni, a vivere la quotidianità. Ed è naturale che così riescano a ottenere il 100%  dei risultati.

Quindi, come si dice, l’ideale è andare sul posto, studiare la lingua lì dove si parla anche fuori l’aula.

Certo, ma senza dover andare in college blasonati. Basta vivere la città, entrare nel tessuto locale. Sforzarsi di parlare e sbagliare. Io incoraggio continuamente gli errori. Ti ricordi quando ti ho fatto il provino? La cosa importante che cercavo erano persone che si buttassero, che non si preoccupassero di dire cavolate!

E ora? Dopo i bambini a chi ti rivolgerai?

Sto già scrivendo un nuovo libro, ma come sai non riesco a stare su un solo progetto alla volta: sto preparando anche un programma per la televisione. Sono una trottola, sempre in giro e pieno di idee: fino a quaranta anni non ho fatto niente (ride) e ora pieno di lavoro!

Che vuol dire che non ha fatto niente?

Ma è vero! Volevo fare la rockstar, l’attore, il cabaret. Poi sono venuto in Italia, mi sono innamorato di questo Paese e non me ne sono più andato, eppure niente è stato programmato. La cosa però, di cui mi sono accorto iniziando a insegnare, è che il metodo classico non portava grandi risultati e così ho introdotto in aula quello per cui avevo talento: far divertire. E in ogni caso, nessuno deve darsi per vinto se incontra difficoltà, nell’inglese come nella vita: tutto più cambiare, in meglio, all’improvviso, anche dopo i quaranta anni!

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Durante le riprese di “Da Zero”

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La classe al completo

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Facce da cameraman!

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Meglio di Beverly Hills 90210!

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8

Con Marianna, la mia compagna di banco

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Confessionali…


Comments

  1. John è troppo simpatico: lo seguo dai tempi di Speak Now 😉

  2. Instant English mi ha salvata! Sono riuscita a capire cose che non mi erano ben chiare dopo anni di studio di inglese.

  3. Mario non sapevo che avessi preso parte alla produzione di Da Zero: troppo divertente l’idea della classe in stile serial 😉

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